Pensioni in Alto Adige: importi elevati non significano automaticamente una buona protezione sociale

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Fonte: Pixabay senior

Un’analisi degli attuali dati pensionistici del 2024 (Astat Info 36, luglio 2026) condotta dalla Rete contro le povertà dell’Alto Adige evidenzia un quadro articolato: nonostante l’Alto Adige registri le pensioni annuali mediane più elevate d’Italia, gli importi nominali elevati non consentono, da soli, di trarre conclusioni sulla reale condizione di vita delle persone anziane.


Con il 69,4%, l’Alto Adige presenta la quota più alta di pensioni di vecchiaia in Italia.
Allo stesso tempo, per quanto riguarda l’importo medio di tali pensioni, la provincia si colloca soltanto nella fascia medio-alta del confronto regionale (7° posto). Inoltre, da anni l’Alto Adige registra, con circa il 10%, la più bassa incidenza della spesa pensionistica sul Prodotto interno lordo (PIL) tra tutte le regioni italiane.
Sebbene tutte le pensioni siano aumentate nominalmente rispetto al 2015 e al 2023, l’inflazione ridimensiona questi incrementi: con un aumento dei prezzi del 26,7% tra il 2015 e il 2024, le pensioni di vecchiaia hanno subito una perdita reale di potere d’acquisto pari a circa il 10%.
La discrepanza emerge con particolare evidenza nell’“indice di beneficio relativo”, che rapporta l’importo medio della pensione al PIL pro capite. Nel 2024 questo valore era pari ad appena il 29,8% (2020: 33,5%), il più basso tra tutte le regioni italiane. L’elevato livello di benessere economico dell’Alto Adige non si traduce quindi automaticamente in un’adeguata sicurezza materiale nella vecchiaia e non protegge efficacemente dal rischio di povertà, che colpisce in particolare le donne (gender pension gap).


La Rete contro le povertà dell’Alto Adige accoglie con favore la pubblicazione periodica da parte dell’Astat di dati sulla situazione reddituale e sulle condizioni di vita delle persone anziane, ma ritiene necessario ampliare gli indicatori utilizzati. Servono dati sul reale rischio di povertà, sul reddito disponibile, sull’evoluzione del potere d’acquisto, sulla situazione abitativa e sul peso dei costi dell’alloggio, nonché un’analisi sistematica dell’evoluzione delle pensioni in rapporto al costo della vita locale. Anche l’“indice di beneficio relativo” dovrebbe essere pubblicato regolarmente e in forma comparativa. Solo una base dati solida di questo tipo può fornire le evidenze necessarie per valutare realisticamente il rischio di povertà delle persone anziane in Alto Adige. L’Astat dovrebbe garantire questa attività su mandato della Giunta provinciale. Tali dati rappresentano una condizione indispensabile per una politica sociale lungimirante e basata sull’evidenza, capace di orientare interventi mirati contro la povertà nella terza età e di verificarne costantemente l’efficacia. A un’analisi così approfondita devono però seguire azioni concrete: servono coraggiose riforme strutturali che producano reali miglioramenti nella vita quotidiana delle persone anziane.

Contatti per eventuali interviste:
Ruth Sapelza (unibz): ruth.sapelza@unibz.it  ,+39 0472 014321
Otto von Dellemann (Südtiroler Seniorenbund): +39 340 2784829